L’Avellino non fallisce l’appuntamento con una vittoria imprescindibile per continuare a sperare nella salvezza, e batte un Vicenza apparso troppo scarico dal punto di vista fisico e mentale. Campilongo, che deve rinunciare all’ultimo istante a De Zerbi per infortunio (al suo posto Pepe), schiera la formazione col 4-4-2. I Lupi sanno di non poter rinunciare ai tre punti, ma questa consapevolezza si trasforma in un limite che non consente loro un approccio convincente alla partita. L’Avellino, infatti, non graffia quasi mai, bloccato dalla sua stessa paura di vincere. Il Vicenza, però, non è capace di far meglio. Nella ripresa, dopo 5′ il lampo che illumina la contesa: la retroguardia veneta è troppo alta, e Ciotola ne approfitta per imbeccare Sforzini, il quale stoppa la palla e la gira per Pepe, la cui staffilata a volo si insacca alla sinistra di Fortin. I biancorossi sembrano frastornati e reagiscono con colpevole ritardo. La prima ghiotta occasione capita solo al 60′ sulla testa di Margiotta, che chiama Gragnaniello ad una difficile parata, poi quattro minuti più tardi il direttore di gara, Celi di Campobasso, espelle Mesbah (uno dei migliori tra i biancoverdi) per doppia ammonizione dopo una presunta simulazione in area. Campilongo posiziona allora la squadra sul 4-3-1-1, con De Cecco che fa il terzino destro e De Martino che agisce da centrocampista di centrodestra. L’assedio del Vicenza è tuttavia sterile e non produce grossi pericoli per la difesa irpina.
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